Cultura e Tempo libero

a cura di Intrage

I sette vizi capitali

Febbraio 2010 - I vizi sono tanti ma quelli capitali sono solo sette. Affrescati nella memoria con il racconto dei gironi danteschi, e ricordati dai contemporanei grazie anche alle numerose citazioni cinematografiche, i vizi capitali sono introdotti da Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo, all’interno del catechismo della Chiesa cattolica.

Sette come i nani, i re di Roma e le meraviglie del mondo. Eppure quanti di noi ricordano a memoria i vizi capitali? Spesso è difficile anche capire il significato della parola che li riassume. Perciò ecco l’anatomia dei vizi che ci aiuta a capire se siamo più viziosi o più virtuosi!

Superbia – È considerata superba la persona che si sente superiore e aspetta un riconoscimento per la sue doti meravigliose, vere o presunte che siano

 

Accidia – Si attribuisce alla persona oziosa, quella che si adagia e si adatta a non fare niente. Sa di sbagliare, ha molti impegni, ma li ridimensiona per non portarli a termine

 

Invidia – Forse è il peccato che ha bisogno di meno spiegazioni. L’invidioso è quello dispiaciuto e frustrato della felicità e dei successi degli altri

 

Ira – Non è la pura e semplice esplosione di rabbia. I vizi non sono mai occasionali. È iraconda infatti la persona estremamente suscettibile in grado di diventare furiosa per qualsiasi sciocchezza

 

Avarizia – È tipica della persona che risparmia per il gusto di risparmiare, senza averne bisogno. È avaro chi desidera ardentemente accumulare beni, soldi e quant’altro, al di là di ogni necessità

 

Gola – La "voglia di qualcosa di buono" diventa vizio quando si trasforma in lusso alimentare. Pecca di gola la persona ingorda, quella che consuma quantità esagerate di cibo

Lussuria – È lussurioso chi si fa travolgere dal sesso, chi è malato di desiderio e riesce perfino a dedicare al piacere carnale il tempo che dovrebbe dedicare alle faccende quotidiane


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