Intrage: terza età nel Web
<%@include file="/virtual/data.txt"%>
LA TUA POSTA
CERCA NEL WEB CON SU INTRAGE
La newsletter di Intrage
Adnkronos notizie Ultimo Aggiornamento: 15 Marzo 2010 Ore 10:00
Trapani, blitz anti-mafia contro la cosca Messina Denaro: 19 fermi. In carcere anche il fratello del boss
Palermo, 15 mar. (Adnkronos/Ign) - Si stringe il cerchio attorno al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa nostra. E' in corso dalle prime luci dell'alba una vasta operazione antimafia condotta dagli uomini dalla Squadra mobile di Trapani e dallo Sco di Roma che stanno eseguendo 19 provvedimenti di fermo di indiziati di delitto firmati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Secondo gli investigatori è stata smantellata una parte della rete di protezione del boss Messina Denaro. I fermati, ritenuti tra i principali favoreggiatori della latitanza del capomafia, latitante dal 1993, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di società e valori, estorsione, danneggiamento e favoreggiamento personale, aggravati dalle finalità mafiose. L'operazione è stata denominata 'Golem 2', in quanto seguito dell'inchiesta che la scorsa estate portò a tredici arresti per gli stessi reati. Eseguite all'alba anche oltre 40 perquisizioni nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena, nei confronti di persone ritenute vicine all'ambito mafioso che fa riferimento a Matteo Messina Denaro. Più di duecento i poliziotti impegnati nell'operazione. Tra i fermati c'è anche il fratello del boss, Salvatore, accusato tra l'altro di avere imposto un'estorsione a un'impresa edile (in particolare avrebbe chiesto il 3% dell'appalto su un lavoro eseguito a Castelvetrano), e due cugini. In manette anche altri 'fedelissimi' di Messina Denaro, che secondo gli investigatori si sarebbero prestati a recapitare e a ricevere la corrispondenza del capomafia, "sia per agevolarne la latitanza - dicono gli inquirenti - sia per assicurare la trasmissione di intese e direttive di indubbia rilevanza per gli scopi precipui dell'organizzazione mafiosa". In carcere elementi di spicco delle cosche trapanesi, compresi i presunti reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsala. Manette anche per l'83enne Antonino Marotta, tra i 'fedelissimi' del bandito Salvatore Giuliano negli anni Cinquanta e oggi tra i fiancheggiatori del boss mafioso. Dalla latitanza dorata, Matteo Messina Denaro riesce a continuare la sua azione criminale portando avanti affari milionari grazie ad "appoggi e contatti" di numerose persone. Ad aiutare gli investigatori sono state alcune intercettazioni. "Da alcuni passaggi delle intercettazioni - dicono gli inquirenti - si desume il penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilità" e mutua assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante". Seguite dagli investigatori 'in diretta' le modalità di pianificazione e di attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante, "con azioni che inconfutabilmente - dicono i magistrati - hanno avuto quale comune matrice il mantenimento della vitalità di Cosa nostra nei territori di influenza del mandamento di Castelvetrano". Gli investigatori spiegano che "le importanti risultanze'' raccolte nell'operazione ''hanno trovato pieno riscontro nei 'pizzini' attribuiti al boss '' sequestrati negli ultimi anni ''che hanno consentito di ricostruire lo scambio di messaggi ed il costante collegamento del latitante con gli altri elementi di vertice di Cosa nostra, tra cui Bernardo Provenzano e i Lo Piccolo". Soddisfatto il dirigente della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares che ha condotto l'operazione insieme con lo Sco di Roma: "E' stata un grave colpo per il capomafia", ha commentato. "Si tratta del miglior approfondimento investigativo sulla rete di protezione del boss Messina Denaro - ha spiegato - che può ancora disporre di numerosi contatti e appoggi".

www.intrage.it non č responsabile della notizia inserita in questa pagina

Le altre notizie

  CHE NE PENSI...?
La bacchetta magica
Potendo averne una, cosa faresti sparire?
VOTA!
Conoscere INTRAGE Lavora con NOI INTRAGE sul tuo sito
Sito con certificazione q web   Sito aderente al Codice di autoregolamentazione Internet e Minori Home| Cucina | Punto Servizi | Le vetrine | Dicono di Noi | Contattaci |
Privacy Policy Intrage
| Disclaimer | Per la pubblicità su questo sito |
Copyright © 2000 - 2010 Eustema S.p.A - P.I. 05982771007 | Powered by
Il primo portale italiano over50 che ti guida in Rete